1000giorni trascorsi da
Elezioni comunali

aldocorgiat.it

Home Page

Partecipate e comunicate con Aldo Corgiat attraverso:

Settimo punta in Aldo

- Il blog di Aldo Corgiat

- Manda una mail ad Aldo


Contro la crisi un nuovo sistema di protezione sociale


5 marzo 2009 -  scrivi la tua opinione

Contro la crisi aiutiamo le persone e le famiglie in difficoltà. C’è bisogno di un nuovo sistema di protezione sociale.

 

 

 

 

 

 

  

 

 

Politiche nazionali

 

 

 

 

 

 

Politiche socio assistenziali locali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Riprogettazione dei Servizi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


  

 

Sportello Unico Sociale

 

  

 

 

 

 

 

 



 

 

 Interventi a sostegno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il problema della casa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Osservatorio Sociale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

Politiche comuni

D: E’ iniziata da qualche mese la più imponente e globale crisi economica della storia moderna. Quali sono o saranno secondo te le conseguenze ? 

 R: La crisi c’è e si sta già facendo sentire anche a Settimo su centinaia di lavoratori messi in queste settimane in cassa integrazione, centinaia le famiglie con un reddito dimezzato che già prima faticavano a vivere.

Come sempre le crisi economiche iniziano a colpire i più deboli, i lavoratori precari o impiegati in piccole imprese che non godono di nessuna garanzia.

A loro dobbiamo pensare innanzitutto, cercando di offrire risposte concrete che vadano al di là di generiche solidarietà.

 

D: Ad esempio ?

R: Penso che occorrano provvedimenti nazionali di protezione sociale, quali l’estensione della cassa integrazione anche ai lavoratori delle piccole imprese e ai precari e l’elevamento del tetto economico della cassa o degli assegni famigliari a coloro che lavorano da soli in famiglia.

Anziché affrontare questa crisi dal solo lato dell’impresa (incentivi e protezioni pubbliche a banche e industrie), credo sia necessario e prioritario un robusto intervento che eviti il crollo della domanda e dei consumi vitali di milioni di lavoratori.

 

D: E a livello locale ?

R: Penso occorra avvicinare al territorio tutti gli strumenti di sostegno alle famiglie e alle persone in difficoltà. Mentre lo Stato, con le Regioni, dovrebbe occuparsi dei provvedimenti generali di sostegno al reddito, gli Enti Locali, con le Provincie, dovrebbero essere titolari delle politiche socio – assistenziali.

 

D: E questo perché ?

R: Innanzitutto perché, quando si aiuta qualcuno, è bene poterlo guardare negli occhi, capirne le difficoltà anche famigliari, sostenerlo in un percorso che lo accompagni possibilmente fuori dalla crisi. Quando si genera un problema di lavoro, e di conseguenza di reddito, spesso entra in crisi anche tutto ciò che ti sta intorno: la casa, gli affetti, le relazioni sociali, molte volte persino la salute. E’ quindi necessario un sostegno integrato e vicino alla persona.

 

D: E a livello locale gli strumenti sono adeguati ?

R: Purtroppo no, già in una situazione di crescita economica erano insufficienti e in parte inadeguati. Figuriamoci ora.

Occorre, a mio avviso, uno sforzo enorme di riprogettazione dei Servizi socio assistenziali. Siamo impreparati ad affrontare l’impatto che può produrre un significativo incremento dei casi da seguire. Non è solo un problema di quantità o di risorse.

 

D: Vuoi dire che, crisi a parte, già oggi gli interventi sociali sono insufficienti ?

Sì, in questi anni abbiamo lavorato per integrare la risposta sociale con quella del sostegno al reddito, alla ricerca di occupazione, all’offerta sanitaria territoriale.

Abbiamo fatto notevoli passi in avanti, ma con tanta fatica e molta solitudine. Abbiamo visto ad esempio con soddisfazione che le nostre idee di riorganizzazione in un unico punto di ascolto e di accoglienza delle domande sociali hanno trovato, dopo oltre tre anni, riscontro sia in Provincia che in Regione.

I Servizi di oggi offrono risposte non sempre sufficienti in termini di quantità ma, in certi casi, sono di altissima qualità nelle aree più tradizionali del disagio sociale.

Già oggi però si fa fatica a dare risposte integrate e adeguate a chi ha problemi di reddito.

Se non ci sbrighiamo questa crisi rischia di travolgere l’intero sistema di protezione sociale locale.

 

D: Cosa proponi ?

R: Di andare avanti sulla strada già tracciata in questi anni ma con maggior forza, rapidità e determinazione.

In altre parole, penso che si debbano confermare e finanziare adeguatamente tutte le attività socio sanitarie di secondo livello (minori, anziani, diversamente abili, tossicodipendenti, salute mentale, minori e donne che hanno subito violenze, ecc.) per le quali il nostro territorio è giustamente e positivamente noto.

L’attivazione e il rafforzamento di uno Sportello unico di accoglienza e di ascolto della persona in difficoltà deve invece risolvere il problema della “presa in carico” e della progettazione delle azioni necessarie non solo a ridurre il disagio ma, se possibile, a portare fuori dalla difficoltà l’individuo e la famiglia interessata.

Tracciato con l’interessato il percorso per uscire dalla situazione di difficoltà, lo si può e lo si deve verificare sia in termini di efficacia che di responsabilità dei successi e dei fallimenti.

Si stabilisce in questo modo un virtuoso patto, tra il sistema pubblico sociale e l’individuo, che evita la deresponsabilizzazione  di entrambe le parti.

 

D: Il metodo ci sembra molto interessante e innovativo. E per quanto riguarda gli strumenti a disposizione ?

Più ce ne sono meglio è, e devono essere tutti a disposizione della nuova figura di “assistente sociale”.

Proviamo a fare un esempio concreto. In questi anni molte famiglie si sono indebitate, nella migliore delle ipotesi per acquistare una casa ma anche per sposare i figli, cambiare la macchina o i mobili. Quando ti mettono in cassa integrazione nessuno sospende le trattenute del quinto sullo stipendio o la rata della finanziaria,  queste erano calcolate sullo stipendio pieno e quindi si resta senza soldi per le spese ordinarie. Non si rientra nei criteri per l’aiuto sociale perché il reddito annuale è ancora sopra alla fascia di indigenza, ma la realtà è un’altra. In queste situazioni si precipita nella crisi, si incomincia a non pagare le bollette, poi l’affitto, poi si acquista a credito e si accumulano debiti crescenti sperando che la situazione muti.

Ecco, quando penso a nuovi strumenti mi riferisco ad esempio alla possibilità di ristrutturare il debito delle famiglie. Lo si fa con le aziende e le banche, penso lo si possa fare anche con le famiglie.

 

D: Altri esempi ?

R: Un’area di particolare sensibilità alla crisi è, ad esempio, quella della casa. La domanda di case a basso costo è salita ulteriormente in questi mesi e i tempi rendono assolutamente inefficaci gli interventi sul patrimonio di case pubbliche annunciati dal Governo centrale e dalla Regione. In questi anni abbiamo sperimentato forme nuove di contratti assistiti triplicando il numero di persone e famiglie che usufruiscono di questa modalità di intervento. Credo che lo stanziamento di fondi adeguati, effettuato  a livello regionale e nazionale, sia  lo strumento più flessibile e diretto per fare incontrare domanda e offerta d’affitto sul mercato immobiliare. L’attuale patrimonio di case popolari, opportunamente riqualificato, a questo punto sarebbe sufficiente ad affrontare le situazioni  più critiche.

E’ chiaro che, anche in questo caso, i Comuni non possono essere lasciati soli ed è urgente che si esca dalla politica degli annunci di questo governo e che si rifinanzi il fondo sociale per gli affitti. Meglio ancora se lo lasciassero gestire direttamente ai Comuni.

Infine segnalo, come esempio positivo da seguire, quello avviato dal Comune di Torino, che ha offerto la  garanzia ai mutui per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie. Peccato che anche Torino abbia potuto soddisfare poco più di 100 domande su migliaia di richieste.

 

D: Recentemente hai istituito, in accordo con CGIL, CISL e UIL, l’Osservatorio Sociale. Ci puoi dire che cos’è ?

R: Siamo partiti con le Organizzazioni Sindacali dalla comune consapevolezza che occorrono nuove modalità di intervento e che il tempo per organizzare risposte più adeguate è molto poco. Abbiamo quindi pensato che fosse utile un tavolo di lavoro con tutti i Comuni del Consorzio Socio Assistenziale (Settimo, Leinì, Volpiano, San Benigno), con le Organizzazioni Sindacali, l’ASL e le Associazioni di volontariato impegnate nelle diverse azioni di sostegno economico a persone e famiglie (Caritas, Croce Rossa, Ufficio Pio, San Vincenzo).

Gli obiettivi, che ci siamo posti nel primo incontro, sono molto concreti: uniformare per quanto possibile le azioni dei diversi Comuni, condividere il percorso di aiuto e assistenza proposto alle singole persone,  lanciare una campagna per la destinazione al sostegno sociale del 5 per mille delle prossime dichiarazioni dei redditi, attivare nuovi fondi per sostenere la formazione e la ricerca di lavoro per chi è disoccupato.

Insomma, crediamo che i nuovi strumenti debbano nascere dal continuo confronto tra le diverse esperienze di sostegno e solidarietà presenti sul territorio. L’Osservatorio, oltre che consentire lo scambio di informazioni e di idee, può diventare all’occorrenza un vero e proprio tavolo di concertazione per l’utilizzo delle risorse aggiuntive che riusciremo a mobilitare. Per ora abbiamo messo a disposizione oltre 100 mila euro per nuove iniziative di sostegno al lavoro e al reddito.

 

 D: In conclusione, come pensi di affrontare i prossimi cinque anni di mandato?

R: La crisi deve diventare lo stimolo per aumentare l’efficacia dell’offerta di solidarietà sociale alle persone e alle famiglie. Anche in questo caso abbiamo bisogno di guardare avanti per cercare di fornire una risposta adeguata alla domanda di equità sociale e di aiuto che purtroppo sarà sempre più forte. Non possiamo permetterci di mantenere sovrapposizioni tra Enti diversi. Comune, Centro per l’impiego, ASL, Consorzio per i servizi socio assistenziali devono lavorare insieme e collaborare strettamente con tutte le altre risorse presenti e disponibili sul territorio e in particolare penso alla grande ricchezza rappresentata dal volontariato sociale.

Occorre essere consapevoli che da soli non ce la possiamo fare e che fondamentali saranno le politiche e le risorse messe in campo a livello nazionale, tuttavia non possiamo né  vogliamo nasconderci dietro il paravento delle responsabilità degli altri.

Aiutare le persone e le famiglie in difficoltà è per noi prioritario e cercheremo di farlo con i mezzi a nostra disposizione.