|
D: E’ iniziata da qualche mese la più
imponente e globale crisi economica della storia moderna. Quali sono o
saranno secondo te le conseguenze ?
R: La crisi c’è e si sta già facendo
sentire anche a Settimo
su centinaia di lavoratori messi in queste settimane in cassa integrazione,
centinaia le famiglie con un reddito dimezzato che già prima faticavano a
vivere.
Come sempre le crisi economiche
iniziano a colpire i più deboli, i lavoratori precari o impiegati in piccole
imprese che non godono di nessuna garanzia.
A loro dobbiamo pensare innanzitutto,
cercando di offrire risposte concrete che vadano al di là di generiche
solidarietà.
D: Ad esempio ?
R: Penso che occorrano provvedimenti
nazionali di protezione sociale, quali l’estensione della cassa integrazione
anche ai lavoratori delle piccole imprese e ai precari e l’elevamento del
tetto economico della cassa o degli assegni famigliari a coloro che lavorano
da soli in famiglia.
Anziché affrontare questa crisi dal
solo lato dell’impresa (incentivi e protezioni pubbliche a banche e
industrie), credo sia necessario e prioritario un robusto intervento che
eviti il crollo della domanda e dei consumi vitali di milioni di lavoratori.
D: E a livello locale ?
R: Penso occorra avvicinare al
territorio tutti gli strumenti di sostegno alle famiglie e alle persone in
difficoltà. Mentre lo Stato, con le Regioni, dovrebbe occuparsi dei
provvedimenti generali di sostegno al reddito, gli Enti Locali, con le
Provincie, dovrebbero essere titolari delle politiche socio – assistenziali.
D: E questo perché ?
R: Innanzitutto perché, quando si
aiuta qualcuno, è bene poterlo guardare negli occhi, capirne le difficoltà
anche famigliari, sostenerlo in un percorso che lo accompagni possibilmente
fuori dalla crisi. Quando si genera un problema di lavoro, e di conseguenza
di reddito, spesso entra in crisi anche tutto ciò che ti sta intorno: la
casa, gli affetti, le relazioni sociali, molte volte persino la salute. E’ quindi
necessario un sostegno integrato e vicino alla persona.
D: E a livello locale gli strumenti
sono adeguati ?
R: Purtroppo no, già in una
situazione di crescita economica erano insufficienti e in parte
inadeguati. Figuriamoci ora.
Occorre, a mio avviso, uno sforzo
enorme di riprogettazione dei Servizi socio assistenziali. Siamo impreparati
ad affrontare l’impatto che può produrre un significativo incremento dei casi
da seguire. Non è solo un problema di quantità o di risorse.
D: Vuoi dire che, crisi a parte, già
oggi gli interventi sociali sono insufficienti ?
Sì, in questi anni abbiamo lavorato
per integrare la risposta sociale con quella del sostegno al reddito, alla
ricerca di occupazione, all’offerta sanitaria territoriale.
Abbiamo fatto notevoli passi in
avanti, ma con tanta fatica e molta solitudine. Abbiamo visto ad esempio con
soddisfazione che le nostre idee di riorganizzazione in un unico punto di
ascolto e di accoglienza delle domande sociali hanno trovato, dopo oltre tre
anni, riscontro sia in Provincia che in Regione.
I Servizi di oggi offrono risposte
non sempre sufficienti in termini di quantità ma, in certi casi, sono di
altissima qualità nelle aree più tradizionali del disagio sociale.
Già oggi però si fa fatica a dare
risposte integrate e adeguate a chi ha problemi di reddito.
Se non ci sbrighiamo questa crisi
rischia di travolgere l’intero sistema di protezione sociale locale.
D: Cosa proponi ?
R: Di andare avanti sulla strada già
tracciata in questi anni ma con maggior forza, rapidità e determinazione.
In altre parole, penso che si debbano
confermare e finanziare adeguatamente tutte le attività socio sanitarie di
secondo livello (minori, anziani, diversamente abili, tossicodipendenti,
salute mentale, minori e donne che hanno subito violenze, ecc.) per le quali
il nostro territorio è giustamente e positivamente noto.
L’attivazione e il rafforzamento di
uno Sportello unico di accoglienza e di ascolto della persona in difficoltà
deve invece risolvere il problema della “presa in carico” e della
progettazione delle azioni necessarie non solo a ridurre il disagio ma, se
possibile, a portare fuori dalla difficoltà l’individuo e la famiglia
interessata.
Tracciato con l’interessato il
percorso per uscire dalla situazione di difficoltà, lo si può e lo si deve
verificare sia in termini di efficacia che di responsabilità dei successi e
dei fallimenti.
Si stabilisce in questo modo un
virtuoso patto, tra il sistema pubblico sociale e l’individuo, che evita la
deresponsabilizzazione di entrambe le
parti.
D: Il metodo ci sembra molto
interessante e innovativo. E per quanto riguarda gli strumenti a disposizione
?
Più ce ne sono meglio è, e devono
essere tutti a disposizione della nuova figura di “assistente sociale”.
Proviamo a fare un esempio concreto.
In questi anni molte famiglie si sono indebitate, nella migliore delle
ipotesi per acquistare una casa ma anche per sposare i figli, cambiare la
macchina o i mobili. Quando ti mettono in cassa integrazione nessuno sospende
le trattenute del quinto sullo stipendio o la rata della finanziaria, queste erano calcolate sullo stipendio pieno
e quindi si resta senza soldi per le spese ordinarie. Non si rientra nei
criteri per l’aiuto sociale perché il reddito annuale è ancora sopra alla
fascia di indigenza, ma la realtà è un’altra. In queste situazioni si
precipita nella crisi, si incomincia a non pagare le bollette, poi l’affitto,
poi si acquista a credito e si accumulano debiti crescenti sperando che la
situazione muti.
Ecco, quando penso a nuovi strumenti
mi riferisco ad esempio alla possibilità di ristrutturare il debito delle
famiglie. Lo si fa con le aziende e le banche, penso lo si possa fare anche
con le famiglie.
D: Altri esempi ?
R: Un’area di particolare sensibilità
alla crisi è, ad esempio, quella della casa. La domanda di case a basso costo è salita
ulteriormente in questi mesi e i tempi rendono assolutamente inefficaci gli
interventi sul patrimonio di case pubbliche annunciati dal Governo centrale e
dalla Regione. In questi anni abbiamo sperimentato forme nuove di contratti
assistiti triplicando il numero di persone e famiglie che usufruiscono di
questa modalità di intervento. Credo che lo stanziamento di fondi adeguati,
effettuato a livello regionale e
nazionale, sia lo strumento più
flessibile e diretto per fare incontrare domanda e offerta d’affitto sul
mercato immobiliare. L’attuale patrimonio di case popolari,
opportunamente riqualificato, a questo punto sarebbe sufficiente ad
affrontare le situazioni più critiche.
E’ chiaro che, anche in questo caso,
i Comuni non possono essere lasciati soli ed è urgente che si esca dalla
politica degli annunci di questo governo e che si rifinanzi il fondo sociale
per gli affitti. Meglio ancora se lo lasciassero gestire direttamente ai
Comuni.
Infine segnalo, come esempio positivo
da seguire, quello avviato dal Comune di Torino, che ha offerto la garanzia ai mutui per l’acquisto della
prima casa per le giovani coppie. Peccato che anche Torino abbia potuto
soddisfare poco più di 100 domande su migliaia di richieste.
D: Recentemente hai istituito, in
accordo con CGIL, CISL e UIL, l’Osservatorio Sociale. Ci puoi dire che cos’è
?
R: Siamo partiti con le Organizzazioni
Sindacali dalla comune consapevolezza che occorrono nuove modalità di
intervento e che il tempo per organizzare risposte più adeguate è molto poco.
Abbiamo quindi pensato che fosse utile un tavolo di lavoro con tutti i Comuni
del Consorzio Socio Assistenziale (Settimo, Leinì, Volpiano, San Benigno),
con le Organizzazioni Sindacali, l’ASL e le Associazioni di volontariato
impegnate nelle diverse azioni di sostegno economico a persone e famiglie
(Caritas, Croce Rossa,
Ufficio Pio, San Vincenzo).
Gli obiettivi, che ci siamo posti nel
primo incontro, sono molto concreti: uniformare per quanto possibile le azioni
dei diversi Comuni, condividere il percorso di aiuto e assistenza proposto
alle singole persone, lanciare una
campagna per la destinazione al sostegno sociale del 5 per mille delle
prossime dichiarazioni dei redditi, attivare nuovi fondi per sostenere la
formazione e la ricerca di lavoro per chi è disoccupato.
Insomma, crediamo che i nuovi
strumenti debbano nascere dal continuo confronto tra le diverse esperienze di
sostegno e solidarietà presenti sul territorio. L’Osservatorio, oltre che
consentire lo scambio di informazioni e di idee, può diventare all’occorrenza
un vero e proprio tavolo di concertazione per l’utilizzo delle risorse
aggiuntive che riusciremo a mobilitare. Per ora abbiamo messo a disposizione
oltre 100 mila euro per nuove iniziative di sostegno al lavoro e al reddito.
D: In
conclusione, come pensi di affrontare i prossimi cinque anni di mandato?
R: La crisi deve diventare lo stimolo
per aumentare l’efficacia dell’offerta di solidarietà sociale alle persone e
alle famiglie. Anche in questo caso abbiamo bisogno di guardare avanti per
cercare di fornire una risposta adeguata alla domanda di equità sociale e di
aiuto che purtroppo sarà sempre più forte. Non possiamo permetterci di
mantenere sovrapposizioni tra Enti diversi. Comune, Centro per l’impiego,
ASL, Consorzio per i servizi socio assistenziali devono lavorare insieme e
collaborare strettamente con tutte le altre risorse presenti e disponibili
sul territorio e in particolare penso alla grande ricchezza rappresentata dal
volontariato sociale.
Occorre essere consapevoli che da
soli non ce la possiamo fare e che fondamentali saranno le politiche e le
risorse messe in campo a livello nazionale, tuttavia non possiamo né vogliamo nasconderci dietro il paravento
delle responsabilità degli altri.
Aiutare le persone e le famiglie in
difficoltà è per noi prioritario e cercheremo di farlo con i mezzi a nostra
disposizione.
|