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Contro la crisi 2: impresa e lavoro


10 marzo 2009 -  scrivi la tua opinione

Contro la crisi bisogna investire e creare nuovi posti di lavoro soprattutto in settori qualificati e dinamici.


 


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Pirelli: un esempio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Obiettivi futuri

 

 

D) Nella prima parte di questa intervista abbiamo affrontato il tema dell’aiuto alle persone e famiglie colpite dalla crisi, ma senza lavoro c’è poco da sperare.

R: Sì, il migliore aiuto lo possiamo dare ai nostri cittadini facendo il possibile perché si creino nuove occasioni e  posti di lavoro. Possibilmente posti stabili, in settori qualificati e dinamici.

Sappiamo che le nostre forze nulla possono contro una crisi così devastante, ma tuttavia l’esperienza di questi anni dimostra che, se si creano le condizioni per un rilancio dell’economia, un ruolo attivo del Comune può fare la differenza.

 

D) Nonostante il periodo di crisi Settimo è una città che è cresciuta molto negli ultimi anni, mantenendo sul territorio un importante tessuto produttivo costituito da aziende di vari settori.

R: In questi anni abbiamo cercato di dialogare di più con le imprese industriali.

Abbiamo innanzitutto cercato di convincere le grandi industrie, insediatesi negli anni ‘50 a Settimo Torinese e ancora attive, a reinvestire nuovamente sul nostro territorio. 

Pirelli e Confezioni di Matelica hanno risposto positivamente alla nostra richiesta di reinvestimento in nuovi impianti, sempre nel nostro territorio, più consoni alle esigenze di oggi, in cambio di dismissione e valorizzazione degli attuali siti industriali.

Ma conferme importanti le abbiamo avute anche da aziende come Oreal, Lavazza, Universal, Lecce Pen, Pilkinton, solo per citare le più note.


D) Quindi pensi che il futuro sia ancora fondamentalmente industriale. 

R: La questione non può essere posta in questi termini. Settimo ha un’importante vocazione industriale che va mantenuta e difesa con tutti gli strumenti possibili. Ma l’industria tradizionale da sola non basta a mantenere lo sviluppo e garantire un’economia equilibrata.

E’ per questo che occorre ricercare sul territorio valore aggiunto da fornire all’industria. E’ per questo che riteniamo fondamentale l’istruzione, la formazione, la cultura e la ricerca. Ma è altrettanto indispensabile avere servizi di alta qualità, infrastrutture efficienti, grandi qualità insediative e ambientali.

In sostanza non credo sia saggio contrapporre industria, commercio, artigianato, servizi, conoscenza. Un’economia moderna e globale ci obbliga a pensare a tutte queste funzioni insieme e con un elevato grado di qualità e di efficienza.

 

D) Possiamo dire che il commercio o i servizi sono importanti quanto l’industria ?

R: Certamente, sia per l’apporto che danno al tema dell’occupazione sia soprattutto per il valore aggiunto che possono dare al territorio. Avere una rete commerciale qualificata è oggi considerato uno dei fattori di localizzazione fondamentali perché una grande impresa decida il proprio insediamento o meno su un territorio. Allo stesso modo sono considerate le infrastrutture, i servizi, l’offerta culturale e per il tempo libero.

Nella nuova economia globale a competere sono i sistemi, non le singole parti.

 

D: Torniamo a Settimo, quali sono i suoi punti di forza?

R: Settimo Torinese è una città di lavoratori dove la cultura del lavoro, intesa come disponibilità e capacità di operare, ha radici profonde che si tramandano da una generazione all’altra.

Questa è una cosa importante, da valorizzare se vogliamo guardare con speranza al futuro.

Inoltre Settimo ha una rete di infrastrutture (autostrade, ferrovie) di assoluta eccellenza e si trova geograficamente sulle direttrici Torino - Milano e Torino -  Ginevra. In questi anni su molti servizi è diventata riferimento per un area territoriale crescente, che comprende il Canavese fino all’Eporediese. Si tratta nei prossimi anni di consolidare questa posizione garantendo servizi di alta qualità, capaci di attrarre un mercato potenzialmente molto ampio.

Fondamentale sarà, a mio avviso, il successo o meno delle iniziative in corso di attrazione e dell’insediamento di servizi e funzioni di alta qualità nei settori della ricerca, del commercio e della cultura.

 

D: Quali e quanti nuovi posti di lavoro ci possiamo aspettare nel prossimo futuro ?

R: Al netto della crisi credo che in questi anni abbiamo gettato le premesse per crescere, nei prossimi anni, di qualche migliaio di posti di lavoro disponibili sul territorio.

Accanto agli 800 nuovi posti, che si dovranno realizzare con il nuovo parco commerciale e l’area industriale della Cebrosa, penso si possa stimare in altrettanto il contributo che deriverà dalla trasformazione dell’ex area Pirelli , dal rilancio degli investimenti infrastrutturali e dall’utilizzo dei fondi strutturali europei.

Speriamo poi che la ripresa ci sia a partire dal 2010 – 2011 e che un importante contributo occupazionale arrivi anche dai servizi commerciali e artigianali diffusi sul territorio.

 

D: E le nuove economie, la ricerca, l’energia ?

R: Investire in ricerca, nuove energie, conoscenza, è indispensabile se  vogliamo guardare al futuro con qualche ottimismo. Non penso tuttavia possano rappresentare la risposta di breve periodo ai temi occupazionali.

Facciamo un esempio: la Regione Piemonte, con la Provincia e il Comune di Settimo, ha sottoscritto con Pirelli Tyre un importante programma di ricerca che riguarda gli pneumatici intelligenti. E’ un settore molto promettente che potrebbe portare a innovazioni importanti nello stesso modo di concepire l’auto. Speriamo tutti che si arrivi ad industrializzare le scoperte e le applicazioni concrete che si ricaveranno da questo progetto di ricerca; abbiamo scritto nell’accordo che, se questo avverrà, la produzione industriale dei nuovi pneumatici sarà organizzata presso lo stabilimento di Settimo.  Tuttavia mi sembrerebbe azzardato già contare i posti di lavoro.

Anche a proposito di energia pensiamo che nei prossimi anni Settimo sarà teatro di molti esempi di applicazioni eco sostenibili, certamente ciò produrrà anche occupazione, ma in quale misura non sappiamo. 


D: C’è la sensazione che tutto dipenda dal successo dell’operazione Pirelli. E’ così ?

No. Il lavoro fatto in questi anni è più profondo e ha nella Pirelli il suo risultato di maggior  evidenza, ma è parte di una logica complessiva di integrazione tra la fabbrica e il territorio, intendendo per questo l’insieme dei servizi infrastrutturali, ambientali, culturali e del sapere che abbiamo a disposizione. Spero che nei prossimi anni si possano vedere i frutti di questa politica, con ricadute non solo a Settimo Torinese ma su tutta l’area a nord est di Torino (corridoio Torino Milano e basso Canavese).

Credo, a questo proposito, sia necessario porre con forza il tema di un maggiore equilibrio nell’area metropolitana degli investimenti dedicati alla conoscenza, alla cultura, alla ricerca. E’ abbastanza paradossale che, in questi anni, non si sia sentita l’esigenza di guardare con maggiore convinzione all’asse Torino Milano come luogo di sviluppo non solo logistico ma anche manifatturiero di qualità e di ricerca.

 

D: Un’ultima battuta sul “caso” Pirelli. A che punto siamo ?

Nella nostra città si sta realizzando il più importante investimento industriale oggi attivo in Italia. La Pirelli ha presentato le richieste per costruire il nuovo modernissimo impianto industriale che riunificherà i due precedenti stabilimenti realizzati negli anni ‘50. Oltre 150 milioni di euro di investimento in industria e in ricerca sono la miglior garanzia possibile che Pirelli continuerà ad avere una presenza importante a Settimo.

Di solito le grandi aziende multinazionali, specialmente in questo contesto storico, scelgono di delocalizzare la produzione in paesi del mondo dove la manodopera costa molto meno. Essere riusciti a convincere Pirelli ad investire a Settimo rappresenta sicuramente una vittoria per tutti.


D: Però c’è chi critica tutta l’operazione perché sostiene che l’accorpamento dei due stabilimenti porterà ad un taglio dei posti di lavoro

R: A questo proposito è in corso una trattativa molto delicata e seria tra l’Azienda e le Organizzazioni sindacali. Guardiamo anche noi con preoccupazione la possibile riduzione di posti di lavoro, derivata dal mix tra crisi e riorganizzazione. Tuttavia siamo fiduciosi sulla volontà e capacità delle parti sociali di concludere senza traumi il trasferimento dell’attività.

Voglio però anche rilevare come la situazione oggi sarebbe drammaticamente diversa se non ci fosse la prospettiva del nuovo stabilimento. Chi fa demagogia sulla pelle dei lavoratori dovrebbe invece chiedere scusa per aver cercato di ostacolare in tutti i modi il consolidamento dell’azienda.

 

D: E per il futuro ci saranno altri casi Pirelli ?

R:  Continueremo certamente a chiedere alle aziende la disponibilità di reinvestire e  crescere sul nostro territorio.  A breve ci sarà il “caso” Confezioni di Matelica (ex GFT, oggi partecipato da Armani e Zegna) che ha già dato la propria disponibilità ad investire in commercio di qualità e a consolidare l’attività produttiva.  Più in generale, nei prossimi anni pensiamo occorra fare ogni sforzo per recuperare a nuove funzioni le enormi aree lasciate libere dall’industrializzazione degli anni ’50. Le più note e famose sono quelle dell’ex stabilimento Lucchini, dell’ex CEAT e BICC, ma anche quelle dell’ex GIMAC, Ginatta, Pastore lungo la via Torino, e ancora quelle di SIVA, di Oddifredi e di Cernusco.

Recuperare queste aree è in generale più difficile che costruire su suoli vergini e, proprio per questo, c’è bisogno di progetti e funzioni di qualità che diano remunerazioni elevate per sostenere i costi di bonifica e costruzione.

Sarà questo l‘obiettivo urbanistico più importante dei prossimi anni. Anche in questo caso guardiamo avanti.