D) Nella prima parte di questa
intervista abbiamo affrontato il tema dell’aiuto alle persone e famiglie
colpite dalla crisi, ma senza lavoro c’è poco da sperare.
R: Sì, il migliore aiuto lo possiamo
dare ai nostri cittadini facendo il possibile perché si creino nuove
occasioni e posti di lavoro.
Possibilmente posti stabili, in settori qualificati e dinamici.
Sappiamo che le nostre forze nulla
possono contro una crisi così devastante, ma tuttavia l’esperienza di questi
anni dimostra che, se si creano le condizioni per un rilancio dell’economia,
un ruolo attivo del Comune può fare la differenza.
D) Nonostante il periodo di crisi
Settimo è una città che è cresciuta molto negli ultimi anni, mantenendo sul
territorio un importante tessuto produttivo costituito da aziende di vari
settori.
R: In questi anni abbiamo cercato di
dialogare di più con le imprese industriali.
Abbiamo innanzitutto cercato di
convincere le grandi industrie, insediatesi negli anni ‘50 a Settimo Torinese e ancora
attive, a reinvestire nuovamente sul nostro territorio.
Pirelli e Confezioni di Matelica
hanno risposto positivamente alla nostra richiesta di reinvestimento in nuovi
impianti, sempre nel nostro territorio, più consoni alle esigenze di oggi, in
cambio di dismissione e valorizzazione degli attuali siti industriali.
Ma conferme importanti le abbiamo
avute anche da aziende come Oreal, Lavazza, Universal, Lecce Pen, Pilkinton,
solo per citare le più note.
D) Quindi
pensi che il futuro sia ancora fondamentalmente industriale.
R: La questione non può essere posta
in questi termini. Settimo ha un’importante vocazione industriale che va
mantenuta e difesa con tutti gli strumenti possibili. Ma l’industria
tradizionale da sola non basta a mantenere lo sviluppo e garantire
un’economia equilibrata.
E’ per questo che occorre ricercare
sul territorio valore aggiunto da fornire all’industria. E’ per questo che
riteniamo fondamentale l’istruzione, la formazione, la cultura e la ricerca. Ma è
altrettanto indispensabile avere servizi di alta qualità, infrastrutture
efficienti, grandi qualità insediative e ambientali.
In sostanza non credo sia saggio
contrapporre industria, commercio, artigianato, servizi, conoscenza.
Un’economia moderna e globale ci obbliga a pensare a tutte queste funzioni
insieme e con un elevato grado di qualità e di efficienza.
D)
Possiamo dire che il commercio o i servizi sono importanti quanto l’industria
?
R: Certamente, sia per l’apporto che
danno al tema dell’occupazione sia soprattutto per il valore aggiunto che
possono dare al territorio. Avere una rete commerciale qualificata è oggi
considerato uno dei fattori di localizzazione fondamentali perché una grande
impresa decida il proprio insediamento o meno su un territorio. Allo stesso
modo sono considerate le infrastrutture, i servizi, l’offerta culturale e per
il tempo libero.
Nella nuova economia globale a
competere sono i sistemi, non le singole parti.
D:
Torniamo a Settimo,
quali sono i suoi punti di forza?
R: Settimo Torinese è
una città di lavoratori dove la cultura del lavoro, intesa come disponibilità
e capacità di operare, ha radici profonde che si tramandano da una
generazione all’altra.
Questa è una cosa importante, da
valorizzare se vogliamo guardare con speranza al futuro.
Inoltre Settimo ha una rete di
infrastrutture (autostrade, ferrovie) di assoluta eccellenza e si trova
geograficamente sulle direttrici Torino - Milano e Torino - Ginevra. In questi anni su molti servizi è
diventata riferimento per un area territoriale crescente, che comprende il
Canavese fino all’Eporediese. Si tratta nei prossimi anni di consolidare
questa posizione garantendo servizi di alta qualità, capaci di attrarre un
mercato potenzialmente molto ampio.
Fondamentale sarà, a mio avviso, il
successo o meno delle iniziative in corso di attrazione e dell’insediamento
di servizi e funzioni di alta qualità nei settori della ricerca, del
commercio e della cultura.
D: Quali
e quanti nuovi posti di lavoro ci possiamo aspettare nel prossimo futuro ?
R: Al netto della crisi credo che in
questi anni abbiamo gettato le premesse per crescere, nei prossimi anni, di
qualche migliaio di posti di lavoro disponibili sul territorio.
Accanto agli 800 nuovi posti, che si
dovranno realizzare con il nuovo parco commerciale e l’area industriale della
Cebrosa, penso si possa stimare in altrettanto il contributo che deriverà
dalla trasformazione dell’ex area Pirelli , dal rilancio degli investimenti
infrastrutturali e dall’utilizzo dei fondi strutturali europei.
Speriamo poi che la ripresa ci sia a
partire dal 2010 – 2011 e che un importante contributo occupazionale arrivi
anche dai servizi commerciali e artigianali diffusi sul territorio.
D: E le
nuove economie, la ricerca, l’energia ?
R: Investire in ricerca, nuove
energie, conoscenza, è indispensabile se
vogliamo guardare al futuro con qualche ottimismo. Non penso tuttavia
possano rappresentare la risposta di breve periodo ai temi occupazionali.
Facciamo un esempio: la Regione
Piemonte, con la Provincia e il Comune di Settimo, ha sottoscritto con
Pirelli Tyre un importante programma di ricerca che riguarda gli pneumatici
intelligenti. E’ un settore molto promettente che potrebbe portare a
innovazioni importanti nello stesso modo di concepire l’auto. Speriamo tutti
che si arrivi ad industrializzare le scoperte e le applicazioni concrete che
si ricaveranno da questo progetto di ricerca; abbiamo scritto nell’accordo
che, se questo avverrà, la produzione industriale dei nuovi pneumatici sarà
organizzata presso lo stabilimento di Settimo. Tuttavia mi sembrerebbe azzardato già
contare i posti di lavoro.
Anche a proposito di energia pensiamo
che nei prossimi anni Settimo sarà teatro di molti esempi di applicazioni eco
sostenibili, certamente ciò produrrà anche occupazione, ma in quale misura
non sappiamo.
D: C’è la
sensazione che tutto dipenda dal successo dell’operazione Pirelli. E’ così ?
No. Il lavoro fatto in questi anni è
più profondo e ha nella Pirelli il suo risultato di maggior evidenza, ma è parte di una logica
complessiva di integrazione tra la fabbrica e il territorio, intendendo per
questo l’insieme dei servizi infrastrutturali, ambientali, culturali e del sapere
che abbiamo a disposizione. Spero che nei prossimi anni si possano vedere i
frutti di questa politica, con ricadute non solo a Settimo Torinese ma su
tutta l’area a nord est di Torino (corridoio Torino Milano e basso Canavese).
Credo, a questo proposito, sia
necessario porre con forza il tema di un maggiore equilibrio nell’area
metropolitana degli investimenti dedicati alla conoscenza, alla cultura, alla ricerca. E’
abbastanza paradossale che, in questi anni, non si sia sentita l’esigenza di
guardare con maggiore convinzione all’asse Torino Milano come luogo di
sviluppo non solo logistico ma anche manifatturiero di qualità e di ricerca.
D:
Un’ultima battuta sul “caso” Pirelli. A che punto siamo ?
Nella nostra città si sta realizzando
il più importante investimento industriale oggi attivo in Italia. La Pirelli
ha presentato le richieste per costruire il nuovo modernissimo impianto
industriale che riunificherà i due precedenti stabilimenti realizzati negli
anni ‘50. Oltre 150 milioni di euro di investimento in industria e in ricerca
sono la miglior garanzia possibile che Pirelli continuerà ad avere una
presenza importante a Settimo.
Di solito le grandi aziende
multinazionali, specialmente in questo contesto storico, scelgono di
delocalizzare la produzione in paesi del mondo dove la manodopera costa molto
meno. Essere riusciti a convincere Pirelli ad investire a Settimo
rappresenta sicuramente una vittoria per tutti.
D: Però c’è chi critica tutta
l’operazione perché sostiene che l’accorpamento dei due stabilimenti porterà ad un taglio dei posti di
lavoro
R: A questo proposito è in corso una
trattativa molto delicata e seria tra l’Azienda e le Organizzazioni
sindacali. Guardiamo anche noi con preoccupazione la possibile riduzione di
posti di lavoro, derivata dal mix tra crisi e riorganizzazione. Tuttavia
siamo fiduciosi sulla volontà e capacità delle parti sociali di concludere
senza traumi il trasferimento dell’attività.
Voglio però anche rilevare come la
situazione oggi sarebbe drammaticamente diversa se non ci fosse la
prospettiva del nuovo stabilimento. Chi fa demagogia sulla pelle dei
lavoratori dovrebbe invece chiedere scusa per aver cercato di ostacolare in
tutti i modi il consolidamento dell’azienda.
D: E per
il futuro ci saranno altri casi Pirelli ?
R:
Continueremo certamente a chiedere alle aziende la disponibilità di
reinvestire e crescere sul nostro
territorio. A breve ci sarà il “caso”
Confezioni di Matelica (ex GFT, oggi partecipato da Armani e Zegna) che ha
già dato la propria disponibilità ad investire in commercio di qualità e a
consolidare l’attività produttiva. Più
in generale, nei prossimi anni pensiamo occorra fare ogni sforzo per
recuperare a nuove funzioni le enormi aree lasciate libere
dall’industrializzazione degli anni ’50. Le più note e famose sono quelle
dell’ex stabilimento Lucchini, dell’ex CEAT e BICC, ma anche quelle dell’ex
GIMAC, Ginatta, Pastore lungo la via Torino, e ancora quelle di SIVA, di
Oddifredi e di Cernusco.
Recuperare queste aree è in generale
più difficile che costruire su suoli vergini e, proprio per questo, c’è
bisogno di progetti e funzioni di qualità che diano remunerazioni elevate per
sostenere i costi di bonifica e costruzione.
Sarà questo l‘obiettivo urbanistico
più importante dei prossimi anni. Anche in questo caso guardiamo avanti.
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