D: Parliamo di democrazia. Spesso
abbiamo sentito l’opposizione rivolgerti l’accusa di essere troppo
decisionista, di non volerti confrontare, di non ascoltare i cittadini.
R: Credo che siano accuse ingiuste,
fatte per coprire la debolezza di un’opposizione frammentata e divisa che non
ha saputo darsi una prospettiva politica. Nel 2004 abbiamo assunto l’impegno
di tenere un costante rapporto con i cittadini, di rafforzare i canali di
comunicazione diretti tra cittadini e amministrazione, di valorizzare il
ruolo e il lavoro del Consiglio Comunale. Quegli impegni sono stati mantenuti
e, più che le opinioni, lascerei parlare le cifre.
D: Ad esempio?
R: Sindaco e Assessori hanno ricevuto
oltre 3000 cittadini nel proprio ufficio, si sono ridotte drasticamente le
liste di attesa e le code agli sportelli a seguito della riorganizzazione,
per tutti i settori del Comune, delle modalità di ricevimento del pubblico,
ora direttamente accolto presso la reception centrale, e mediante la gestione
di prenotazioni specializzate.
Oltre 60 mila e-mail, di cui 10 – 15
mila esterne all’organizzazione comunale, sono state inviate al Sindaco e, di
queste, a circa 35 mila è stata data risposta.
Sono stati organizzati, nei diversi
punti di incontro della città, oltre 60 incontri pubblici con il Sindaco su
diversi argomenti, a cui si aggiungono oltre 400 manifestazioni che hanno
visto la partecipazione del Sindaco o degli Assessori.
Si sono effettuati 60 Consigli
Comunali per oltre 100 giorni di riunione.
Oltre 600 sono state le sedute di
Commissione Consigliare per discutere delibere o assumere decisioni.
D: Sono numeri imponenti.
R: Credo che una simile attività di
confronto non abbia precedenti nella vita amministrativa settimese, sia dal
punto di vista quantitativo che qualitativo.
Respingiamo pertanto le critiche
infondate relativamente a una presunta carenza di contatto con i cittadini e
di scarso confronto in ambito consigliare.
Se l’esito del confronto tra le forze
politiche è stato quasi sempre una testimonianza di arroccamento, ciò è spesso
dipeso dal fatto che una parte dell’opposizione (quella rappresentata dalla
sinistra radicale) ha interpretato il proprio ruolo con il proposito di
“abbattere l’avversario” più che ricercare le migliori soluzioni per la città. Questo
atteggiamento, che in più occasioni è degenerato in accuse e attacchi
personali, ha profondamente condizionato le possibilità di confronto per
tutto il consiglio comunale.
E’ mio auspicio che il nuovo mandato
parta da presupposti diversi, garantendo il pieno rispetto reciproco dei
ruoli tra maggioranza e opposizione, in uno spirito di confronto e di
collaborazione, nella ricerca delle migliori soluzioni per i bisogni della
città.
D: Confermi l’importanza del
Consiglio Comunale.
R: Assolutamente. Non solo perché lo
dice la legge, ma perché è in quella sede che si concentra la democrazia
della rappresentanza, dove siedono gli eletti.
Sottolineo l’importanza non solo del
Consiglio Comunale, ma di ogni singolo Consigliere che è chiamato a svolgere
la difficile e fondamentale funzione di tramite tra i cittadini e le
decisioni pubbliche. E’ per questo che è riduttivo pensare al Consiglio
Comunale come luogo di palestra dialettica tra l’esecutivo e l’opposizione,
occorre fare di più per valorizzare il lavoro deliberativo del consiglio.
D: E a proposito del “decisionismo”
cosa ci dici?
R: Credo al principio della
rappresentanza democratica e della responsabilità di decisione da parte di
chi governa. La mia vita politica è molto lineare ed è segnata dalla profonda
convinzione che la democrazia è forte se sono forti i partiti, le
associazioni, le organizzazioni dei cittadini.
Occorre contrastare le pratiche
demagogiche e semplificate di ricorso alla “piazza”. Nella piazza vince
spesso chi urla di più e non la volontà popolare.
D: Vuoi dire che sei contrario alla
cosiddetta democrazia diretta.
R: No, la democrazia diretta è altra
cosa rispetto al populismo di piazza o assembleare. Intanto, anche la
democrazia diretta ha la sua regolamentazione e le proprie istituzioni
attraverso le quali è possibile esprimersi. I referendum o le consultazioni
popolari sono cose serie, tant’è che sono normati dal nostro Statuto e
possono essere attivati su iniziativa di un numero adeguato di persone.
D: Ma i cittadini vanno ascoltati.
R: Altra cosa è l’ascolto dei
cittadini; cosa che, come dimostrano i numeri che ho ricordato, abbiamo attuato
come non era mai stato fatto prima d’ora. Certo, si può ancora migliorare,
pensiamo ad esempio sia utile introdurre, anche grazie alle nuove tecnologie,
forme permanenti di ascolto e di espressione democratica di pareri, proposte,
critiche, senza però mai arrivare ad automatismi che confondano il dovere
all’ascolto con la responsabilità della decisione.
D: Democrazia significa anche
trasparenza e informazione. Quali sono i rapporti con i giornali locali?
R: Democrazia e trasparenza sono
termini spesso inscindibili. Sosteniamo da tempo l’editoria locale come
libera espressione di opinioni e di idee. A differenza del passato o di altre
amministrazioni lo abbiamo fatto senza richiedere contropartite in termini di
pagine pubblicitarie o rubriche del Sindaco, ma trasformando il contributo in
abbonamenti a centri d’incontro, servizi pubblici, associazioni, allo scopo
di estendere la libertà di informazione.
D: Che rapporto ci dovrà essere in
futuro tra democrazia e nuove tecnologie?
R: Penso si possano e si debbano
utilizzare i moderni social networks per consentire un accesso più ampio e
immediato alle informazioni istituzionali, alle notizie su eventi e
iniziative del Comune e delle associazioni, introducendo anche la possibilità
di rendere pubblici video con interviste a consiglieri di maggioranza e
opposizione e la registrazione delle sedute dei Consigli Comunali.
D: Sappiamo che la grande parte dei
cittadini non partecipa alla vita delle istituzioni. Però la domanda di
partecipazione è ampia. Come pensi si possa affrontare questa contraddizione?
R: Nel passato si pensava che fosse
sufficiente affiggere qualche manifesto in città per convincere i cittadini a
partecipare a una seduta del Consiglio o ad una riunione di una amministrazione
pubblica. Sappiamo che pochissimi sono i cittadini interessati a questo
genere di partecipazione. Viceversa, siamo convinti che in una società moderna
e sempre più complessa occorra introdurre più partecipazione alle scelte
pubbliche da parte dei cittadini.
Penso che per risolvere questa
apparente contraddizione sia necessario investire sia in tecnologia, offrendo
nuovi canali di accesso alla comunicazione con la pubblica amministrazione,
sia in organizzazione, riducendo le procedure burocratiche e dando certezza
di risposta alle istanze.
D: Vuoi dire che immagini un futuro
dove il cittadino possa essere un soggetto attivo delle scelte pubbliche?
R: Sì, esattamente. Credo si possa
introdurre in qualche misura un principio di sussidiarietà non solo tra
pubbliche amministrazioni ma anche tra Comune e cittadino (singolo o
associato).
In altre parole, penso sia possibile
ridurre i casi per i quali occorra una decisione puntuale della pubblica
amministrazione e, in alternativa, allargare le pratiche di “autogoverno” o
“autogestione” di problemi, spazi, beni pubblici da parte di cittadini
singoli o associati.
Ad esempio, in molti casi entro
limiti di spesa e tipologie di intervento predefinite, si potrà attribuire la
capacità di decisione a comitati o associazioni di utenti, ovvero far sì che
determinate segnalazioni di disfunzione o di carenza di intervento pubblico
attivino automaticamente la verifica e la risposta da parte degli uffici
competenti.
D: In definitiva possiamo dire che si
può essere democratici ed efficienti.
R: Esatto. Democrazia è un termine
moderno, bisogna contrastare l’idea secondo cui le procedure e le istituzioni
democratiche sono un impaccio alla necessità di decisioni rapide ed efficaci.
Possiamo e vogliamo essere dei
democratici coerenti, senza rinunciare ad esercitare la responsabilità di
decisione e di governo. Rifuggiamo da logiche demagogiche e populiste a
favore del principio di rappresentanza democratica.
Vogliamo contribuire a diffondere e a
promuovere la cultura democratica come insieme di diritti e di doveri, di
partecipazione e responsabilità, in tutti i settori di articolazione della
società (dai luoghi di lavoro, ai servizi pubblici, alla scuola, alla
famiglia, ecc.).
Cogliamo a questo proposito con
favore la decisione di istituire a Torino la biennale della democrazia sotto
l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica. Lavoreremo per sostenere
l’iniziativa e possibilmente per ospitarne alcuni eventi.
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