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Democrazia e partecipazione


16 marzo 2009 -  scrivi la tua opinione

Continueremo a favorire la partecipazione democratica, per migliorare il rapporto con i cittadini e l'efficacia delle decisioni.

 

 

 

 

 

  

 

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Democrazia

 

 

 

 

D: Parliamo di democrazia. Spesso abbiamo sentito l’opposizione rivolgerti l’accusa di essere troppo decisionista, di non volerti confrontare, di non ascoltare i cittadini.

R: Credo che siano accuse ingiuste, fatte per coprire la debolezza di un’opposizione frammentata e divisa che non ha saputo darsi una prospettiva politica. Nel 2004 abbiamo assunto l’impegno di tenere un costante rapporto con i cittadini, di rafforzare i canali di comunicazione diretti tra cittadini e amministrazione, di valorizzare il ruolo e il lavoro del Consiglio Comunale. Quegli impegni sono stati mantenuti e, più che le opinioni, lascerei parlare le cifre.

 

D: Ad esempio?

R: Sindaco e Assessori hanno ricevuto oltre 3000 cittadini nel proprio ufficio, si sono ridotte drasticamente le liste di attesa e le code agli sportelli a seguito della riorganizzazione, per tutti i settori del Comune, delle modalità di ricevimento del pubblico, ora direttamente accolto presso la reception centrale, e mediante la gestione di prenotazioni specializzate.

Oltre 60 mila e-mail, di cui 10 – 15 mila esterne all’organizzazione comunale, sono state inviate al Sindaco e, di queste, a circa 35 mila è stata data risposta.

Sono stati organizzati, nei diversi punti di incontro della città, oltre 60 incontri pubblici con il Sindaco su diversi argomenti, a cui si aggiungono oltre 400 manifestazioni che hanno visto la partecipazione del Sindaco o degli Assessori.

Si sono effettuati 60 Consigli Comunali per oltre 100 giorni di riunione.

Oltre 600 sono state le sedute di Commissione Consigliare per discutere delibere o assumere decisioni.

 

D: Sono numeri imponenti.

R: Credo che una simile attività di confronto non abbia precedenti nella vita amministrativa settimese, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

Respingiamo pertanto le critiche infondate relativamente a una presunta carenza di contatto con i cittadini e di scarso confronto in ambito consigliare.

Se l’esito del confronto tra le forze politiche è stato quasi sempre una testimonianza di arroccamento, ciò è spesso dipeso dal fatto che una parte dell’opposizione (quella rappresentata dalla sinistra radicale) ha interpretato il proprio ruolo con il proposito di “abbattere l’avversario” più che ricercare le migliori soluzioni per la città. Questo atteggiamento, che in più occasioni è degenerato in accuse e attacchi personali, ha profondamente condizionato le possibilità di confronto per tutto il consiglio comunale.

E’ mio auspicio che il nuovo mandato parta da presupposti diversi, garantendo il pieno rispetto reciproco dei ruoli tra maggioranza e opposizione, in uno spirito di confronto e di collaborazione, nella ricerca delle migliori soluzioni per i bisogni della città.

 

D: Confermi l’importanza del Consiglio Comunale.

R: Assolutamente. Non solo perché lo dice la legge, ma perché è in quella sede che si concentra la democrazia della rappresentanza, dove siedono gli eletti.

Sottolineo l’importanza non solo del Consiglio Comunale, ma di ogni singolo Consigliere che è chiamato a svolgere la difficile e fondamentale funzione di tramite tra i cittadini e le decisioni pubbliche. E’ per questo che è riduttivo pensare al Consiglio Comunale come luogo di palestra dialettica tra l’esecutivo e l’opposizione, occorre fare di più per valorizzare il lavoro deliberativo del consiglio.

 

D: E a proposito del “decisionismo” cosa ci dici?

R: Credo al principio della rappresentanza democratica e della responsabilità di decisione da parte di chi governa. La mia vita politica è molto lineare ed è segnata dalla profonda convinzione che la democrazia è forte se sono forti i partiti, le associazioni, le organizzazioni dei cittadini.

Occorre contrastare le pratiche demagogiche e semplificate di ricorso alla “piazza”. Nella piazza vince spesso chi urla di più e non la volontà popolare.

 

D: Vuoi dire che sei contrario alla cosiddetta democrazia diretta.

R: No, la democrazia diretta è altra cosa rispetto al populismo di piazza o assembleare. Intanto, anche la democrazia diretta ha la sua regolamentazione e le proprie istituzioni attraverso le quali è possibile esprimersi. I referendum o le consultazioni popolari sono cose serie, tant’è che sono normati dal nostro Statuto e possono essere attivati su iniziativa di un numero adeguato di persone.

 

D: Ma i cittadini vanno ascoltati.

R: Altra cosa è l’ascolto dei cittadini; cosa che, come dimostrano i numeri che ho ricordato, abbiamo attuato come non era mai stato fatto prima d’ora. Certo, si può ancora migliorare, pensiamo ad esempio sia utile introdurre, anche grazie alle nuove tecnologie, forme permanenti di ascolto e di espressione democratica di pareri, proposte, critiche, senza però mai arrivare ad automatismi che confondano il dovere all’ascolto con la responsabilità della decisione.

 

D: Democrazia significa anche trasparenza e informazione. Quali sono i rapporti con i giornali locali?

R: Democrazia e trasparenza sono termini spesso inscindibili. Sosteniamo da tempo l’editoria locale come libera espressione di opinioni e di idee. A differenza del passato o di altre amministrazioni lo abbiamo fatto senza richiedere contropartite in termini di pagine pubblicitarie o rubriche del Sindaco, ma trasformando il contributo in abbonamenti a centri d’incontro, servizi pubblici, associazioni, allo scopo di estendere la libertà di informazione.

 

D: Che rapporto ci dovrà essere in futuro tra democrazia e nuove tecnologie?

R: Penso si possano e si debbano utilizzare i moderni social networks per consentire un accesso più ampio e immediato alle informazioni istituzionali, alle notizie su eventi e iniziative del Comune e delle associazioni, introducendo anche la possibilità di rendere pubblici video con interviste a consiglieri di maggioranza e opposizione e la registrazione delle sedute dei Consigli Comunali.

 

D: Sappiamo che la grande parte dei cittadini non partecipa alla vita delle istituzioni. Però la domanda di partecipazione è ampia. Come pensi si possa affrontare questa contraddizione?

R: Nel passato si pensava che fosse sufficiente affiggere qualche manifesto in città per convincere i cittadini a partecipare a una seduta del Consiglio o ad una riunione di una amministrazione pubblica. Sappiamo che pochissimi sono i cittadini interessati a questo genere di partecipazione. Viceversa, siamo convinti che in una società moderna e sempre più complessa occorra introdurre più partecipazione alle scelte pubbliche da parte dei cittadini.

Penso che per risolvere questa apparente contraddizione sia necessario investire sia in tecnologia, offrendo nuovi canali di accesso alla comunicazione con la pubblica amministrazione, sia in organizzazione, riducendo le procedure burocratiche e dando certezza di risposta alle istanze.

 

D: Vuoi dire che immagini un futuro dove il cittadino possa essere un soggetto attivo delle scelte pubbliche?

R: Sì, esattamente. Credo si possa introdurre in qualche misura un principio di sussidiarietà non solo tra pubbliche amministrazioni ma anche tra Comune e cittadino (singolo o associato).

In altre parole, penso sia possibile ridurre i casi per i quali occorra una decisione puntuale della pubblica amministrazione e, in alternativa, allargare le pratiche di “autogoverno” o “autogestione” di problemi, spazi, beni pubblici da parte di cittadini singoli o associati.

Ad esempio, in molti casi entro limiti di spesa e tipologie di intervento predefinite, si potrà attribuire la capacità di decisione a comitati o associazioni di utenti, ovvero far sì che determinate segnalazioni di disfunzione o di carenza di intervento pubblico attivino automaticamente la verifica e la risposta da parte degli uffici competenti.

 

D: In definitiva possiamo dire che si può essere democratici ed efficienti.

R: Esatto. Democrazia è un termine moderno, bisogna contrastare l’idea secondo cui le procedure e le istituzioni democratiche sono un impaccio alla necessità di decisioni rapide ed efficaci.

Possiamo e vogliamo essere dei democratici coerenti, senza rinunciare ad esercitare la responsabilità di decisione e di governo. Rifuggiamo da logiche demagogiche e populiste a favore del principio di rappresentanza democratica.

Vogliamo contribuire a diffondere e a promuovere la cultura democratica come insieme di diritti e di doveri, di partecipazione e responsabilità, in tutti i settori di articolazione della società (dai luoghi di lavoro, ai servizi pubblici, alla scuola, alla famiglia, ecc.).

Cogliamo a questo proposito con favore la decisione di istituire a Torino la biennale della democrazia sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica. Lavoreremo per sostenere l’iniziativa e possibilmente per ospitarne alcuni eventi.